Dybala, Sarri e altra gente che non vale un cazzo

di Carlo Tarallo
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In 48 ore si è capovolto il mondo. Paulo Dybala è un brocco, Maurizio Sarri non capisce niente di calcio, Eusebio Di Francesco doveva restare a Sassuolo per un’altra decina d’anni prima di allenare una grande. E’ bastato il primo turno di Champions League per rottamare centinaia di editoriali, milioni di post sui social, miliardi di chiacchierate al bar. Tifosi e giornalisti hanno emesso le loro sentenze: tutti bocciati! Certo, i risultati delle italiane sono quelli che sono: un punto assai sofferto della Roma, in casa, contro l’Atletico Madrid; la disfatta della Juve a Barcellona; la sconfitta, di misura ma durissima da digerire, del Napoli a Kharkiv contro lo Shakhtar Donetsk. Tre avversari – tuttavia -  il cui valore suggerirebbe un po’ di cautela prima di lasciarsi andare a giudizi sommari. Il problema, però, è tutto italiano: in due giorni un fuoriclasse diventa una pippa e viceversa.

Prendete Dybala: i tifosi della Juventus lo stanno letteralmente massacrando. Il suo delitto? “Ha sfigurato contro Messi”. Messi! Un talento purissimo del calcio mondiale come Dybala, stroncato perché il più forte calciatore del pianeta ha giocato meglio (ok, mooooolto meglio) di lui. Stroncato dai suoi stessi tifosi (gli stessi che, l’altroieri, “Dybala è meglio di Messi”). Magari qualcuno dei grandi soloni del calcio chiacchierato ha esagerato con i paragoni, e alla fine nei feudi bianconeri si erano convinti che Paulo - un fuoriclasse assoluto per noi, lo vogliamo dire chiaro -  fosse già in grado di stendere da solo il Barcellona. Stranamente non è successo (al Camp Nou, poi) e adesso sono guai.

Il Napoli? Peggio ancora. La città stamattina si è svegliata con un gran mal di testa, che leggendo i giornali è diventato feroce: “Sarri bocciato!”; “Sarri ha sbagliato tutto!”; “Chi al posto di Sarri?”. Intendiamoci, il tecnico parte-nopeo e parte-toscano ieri qualche sbaglio lo ha commesso: lasciare in panchina il Dries Mertens di questi mesi è un crimine. Ma a commetterlo, questo crimine, è stato lo stesso Sarri definito fino a ieri, a Napoli e nel resto d’Europa, “uno dei migliori allenatori del continente”. Senza contare che il Napoli ha perso 2-1 in casa della squadra di prima fascia del suo girone,  anche e soprattutto a causa del portiere Pepe Reina. Lo stesso Reina che, da una partita all’altra, si trasforma da santo in brocco e ritorno. Per non parlare di Hamsik, che ora tutti o quasi vorrebbero in panchina, con tanti saluti al dogma dell’intoccabilità del capitano.

La Roma, nonostante il punticino di grande morale, non sfugge alle paludi del tafazzismo. Lo zero a zero in casa, rimediato soprattutto grazie alla grande prestazione di Alisson, sarebbe tutt’altro che da buttar via. E invece no. Di Francesco? “Tecnico da ridimensionamento”. La squadra? “Scarsa”. Il problema? “Manca Totti” (è stato detto davvero). Social, radio, giornali: un fiume di critiche. Ci si è messo anche Massimo D’Alema, uno che quando si tratta di far traballare i timonieri (di governi, partiti o squadre) non delude mai: “Spalletti”, ha detto, “è stato cacciato perché non c’è la società. Ora non abbiamo un allenatore. La Roma non ha gioco”.

Insomma, una merda totale.

E siamo solo al 14 settembre.

Viva sempre il Bar Sport Italia.


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